15) Feuerbach. Dio  la ragione.
Per Feuerbach quello che in passato i teologi hanno identificato
con Dio  in realt la ragione umana nella sua purezza. Gli
attributi che essi hanno ritenuto essere propri di Dio, sono in
realt propri della ragione stessa..
L. Feuerbach, L'essenza del cristianesimo, terzo (vedi manuale
pagine 12-16).
Rigorosamente parlando, solo quando pensi Dio, pensi; ed invero
solo Dio  la facolt di pensare realizzata, compiuta, esaurita.
Solo pensando Dio, dunque, tu pensi la ragione, quale essa 
veramente, anche se tu, poi, con l'immaginazione, torni a
rappresentarti questo essere come un essere distinto dalla
ragione, giacch tu, in quanto essere sensibile, sei abituato a
distinguere l'oggetto dall'intuizione, l'oggetto reale dalla
rappresentazione del medesimo, ed ora, attraverso l'immaginazione,
trasferisci quest'abitudine all'essere della ragione e, perci,
contraddittoriamente, di nuovo attribuisci all'esistenza della
ragione, all'essere pensato, l'esistenza sensibile, dalla quale
avevi fatto astrazione.
Dio, in quanto essere metafisico,  l'intelligenza soddisfatta in
se stessa, o, anzi, viceversa: l'intelligenza soddisfatta in se
stessa, l'intelligenza che pensa se stessa come assoluto essere, 
Dio in quanto essere metafisico. Tutte le determinazioni
metafisiche di Dio sono, perci, determinazioni reali, se sono
riconosciute come determinazioni del pensiero, come determinazioni
dell'intelligenza, dell'intelletto.
[...] E cos, allora, l'intelletto pone se stesso come l'essere
originario, primo, anteriore al mondo - cio, fa di s, essere
della natura primo per grado ma ultimo nel tempo, l'essere primo
anche nel tempo.
L'intelletto , per s, il criterio di ogni realt, di ogni
effettualit. Ci che  irrazionale, si contraddice,  niente; ci
che contraddice la ragione, contraddice Dio. Se, ad esempio,
contraddice la ragione connettere al concetto della realt suprema
i limiti della spazialit e della temporalit, li nega a Dio,
contraddicendo essi la sua essenza. La ragione pu credere
soltanto in un Dio in armonia con la sua essenza, in un Dio che
non  al di sotto della propria dignit, che rappresenta, anzi,
solo la propria essenza - cio, la ragione crede soltanto in s,
nella realt, nella verit della propria essenza. La ragione non
si fa dipendente da Dio, ma fa Dio dipendente da s.
[...] Ci che io riconosco come essenziale nell'intelletto, io
pongo come essente in Dio; Dio  ci che l'intelletto pensa come
il sommo. Ma, proprio in ci che io riconosco come essenziale, si
rivela la essenza del mio intelletto, si mostra la forza della mia
capacit di pensare.
L'intelletto , quindi, l' Ens realissimum, l'essere reale per
eccellenza della vecchia ontoteologia. In fondo - dice
l'ontoteologia - noi non possiamo pensare Dio altrimenti che
attribuendogli, senza alcun limite, ogni reale che troviamo in
noi.
[...] Come pensi Dio, cos pensi tu stesso - la misura del tuo Dio
 la misura del tuo intelletto. Se tu pensi Dio limitato, il tuo
intelletto  limitato; se pensi Dio illimitato, anche il tuo
intelletto  senza limiti. Se, ad esempio, pensi Dio come un
essere corporeo, non puoi pensarti senza corpo; se, invece, neghi
la corporeit a Dio, allora affermi ed attesti, con ci, la
libert del tuo intelletto dai limiti della corporeit.
Nell'essere senza limiti tu rappresenti solo sensibilmente il tuo
intelletto senza limiti. Dichiarando quindi questo essere senza
limiti il pi essenziale di tutti, il sommo essere, in verit tu
non dici altro che questo: l'intelletto  l' tre suprme,
l'essere sommo.
[...] L'unit dell'intelletto  l'unit di Dio. All'intelletto 
essenziale la coscienza della sua unit ed universalit; esso
stesso non  altro che la coscienza della sua unit come assoluta
unit, in altri termini: ci che per l'intelletto  conforme
all'intelletto,  per esso una legge assoluta, universalmente
valida; gli riesce impossibile pensare che ci che lo contraddice,
 falso, non ha senso, sia, in qualche luogo, vero, e, viceversa,
che in qualche luogo sia falso ci che  vero, irrazionale ci che
 razionale.
[...] L'intelletto  l'essere infinito. L'infinit 
immediatamente posta con l'unit, la finitezza con la
molteplicit. La finitezza - in senso metafisico - si fonda sulla
distinzione dell'esistenza dall'essenza, dell'individualit dal
genere; l'infinit si fonda sull'unit dell'esistenza e
dell'essenza. Finito, perci,  ci che pu essere confrontato con
altri individui della stessa specie; infinito  ci che  simile
solo a se stesso, non ha uguali, conseguentemente non pu essere
sottoposto come individuo ad un genere, bens  indistintamente
genere ed individuo in uno, essenza ed esistenza. Tale , appunto,
l'intelletto; esso ha la sua essenza in se stesso, di conseguenza
non ha nulla accanto e fuori di s, che possa essergli sostituito;
 incomparabile, perch , esso stesso, la fonte di tutte le
comparazioni;  incommensurabile, perch  la misura di tutte le
misure, perch noi misuriamo tutto con l'intelletto; non pu
essere subordinato a nessun essere superiore, a nessun genere,
perch , esso stesso, il principio di tutte le subordinazioni,
subordina a se stesso tutte le cose e tutti gli esseri. Le
definizioni, dei filosofi speculativi e dei teologi, di Dio come
dell'essere in cui non si possono distinguere esistenza ed
essenza, come dell'essere che , esso stesso, tutti gli attributi
che possiede, cos che in lui predicato e soggetto sono identici,
tutte queste definizioni sono, quindi, solo concetti dedotti
dall'essenza dell'intelletto.
L'intelletto, o la ragione, , infine, l'essere necessario. La
ragione , perch solo l'esistenza della ragione  ragione;
perch, se non ci fosse alcuna ragione, alcuna coscienza, tutto
sarebbe niente, l'essere come il non-essere. Solo la coscienza
fonda la differenza tra l'essere ed il non-essere. Solo nella
coscienza si rivela il valore dell'essere, il valore della natura.
Perch, in generale, esiste qualcosa, esiste il mondo?
Semplicemente perch, se non esistesse qualcosa, non esisterebbe
niente, se non vi fosse la ragione, esisterebbe l'irrazionalit -
quindi il mondo c', perch  un assurdo che il mondo non sia.
Nell'assurdo del suo non essere, tu trovi il vero senso del suo
essere; nella mancanza di fondamento dell'assunzione che non ci
sia, trovi la ragione per la quale c'. Il niente, il non-essere 
inutile, assurdo, irrazionale.
[...] La ragione e l'essere oggettivantesi come scopo fine a se
stesso, lo scopo finale delle cose. Ci che  oggetto a se stesso,
 l'essere supremo, l'essere ultimo; ci che  in possesso di se
stesso  onnipotente.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 952-957.
